Puntini neri nelle feci del neonato

Sciolto nell'acqua calda del pediluvio il bicarbonato dona puntini neri nelle feci del neonato sensazione di benessere a piedi e gambe inoltre per rimuove le callosit e la pelle morta ormai imspessita puoi usare una pasta fatta con acqua e bicarbonato (tre quarti di bicarbonato e una di acqua) questo favorisce la rimozone delle cellule morte e rende la cute morbida.

Parti massaggiando dalle estremit e risali verso il polpaccio mentre il massaggio sulla pianta del piede utile per stimolare la circolazione. Lascia i piedi a bagno nell'acqua calda per quindici minuti poi asciuga bene quindi fai o fatti (se sei pi fortunatao) fare un massaggio usando un cucchiaio di olio di mandorle in cui avrai sciolto 3 gocce di olio essenziale di lavanda!

Asciuga poi le mani e la palma con cura spalmando una crema idratante naturale massaggiando delicatamente il palmo e le dita (ai signori uomini: avete mai notato quanto tempo le donne stanno a massaggiarsi le mani dopo che si sono date la crema. Ecco come fare la manicure completa: metti due cucchiai (circa 50 grammi) di bicarbonato in un litro di acqua tiepida e mescola fino a che si scioglie, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti.

Ecco come fare la manicure completa: metti due cucchiai (circa 50 grammi) di bicarbonato in un litro di acqua puntini neri nelle feci del neonato e mescola fino a che si scioglie, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti! Meglio non usare il bicarbonato nelle scarpe di cuoio perch assorbendo l'umidit puntini neri nelle feci del neonato di farle seccare e indurire in alternativa si pu mettere il bicarbonato direttamente in una calza la sera annodandola e infilandola nella scarpa per poi lasciarvela tutta la notte.

Ogni casa editrice inserisce la punteggiatura all’interno dei dialoghi a modo suo. Penso che uno scrittore debba trovare un proprio modus scribendi anche sulla scrittura dei dialoghi: mostrare al lettore una sua impostazione e mantenere sempre quella, almeno finché non pubblicherà con un editore.

Ho letto pareri discordanti sull’uso della punteggiatura in presenza delle caporali o comunque delle virgolette: dopo la chiusura delle caporali va messa la virgola? E il punto?

In questo post dico la mia e illustro le mie regole – quelle attuali, cambiate nel corso del tempo – se vogliamo chiamarle così. Non sostengo di essere nel giusto, ma preferisco, nelle mie storie, utilizzare il mio metodo.

Le caporali non sono punteggiatura. Quindi scrivere “», ” non è un errore. Le caporali sono segni che distinguono un dialogo. Mostrano al lettore che quelle parole o frasi sono direttamente pronunciate dal personaggio e non dal narratore.

In alcuni dialoghi è presente sia la forma parlata sia quella narrata, nelle strutture dialogo-narrazione o dialogo-narrazione-dialogo. In questo caso dobbiamo o no fare uso di virgole? Ecco come agisco io.

Questa forma non è corretta per me: non “suona” bene ai miei occhi, alla mia lettura. Le caporali non sono segni di interpunzione, quindi è strano vedere una lettera minuscola dopo un punto interrogativo.

Manca anche una pausa: se togliete la virgola, che sancisce una sorta di interruzione nel dialogo, siete obbligati a leggere tutto di fila, come se fosse un’unica frase. Non bastano le caporali a creare quella pausa necessaria, quello stacco fra dialogo e narrato.

Nessun problema in questo caso. La frase dialogata è unica e lineare, la virgola dopo le caporali separa la frase narrata.

La virgola all’interno, perché è presente nella frase dialogata senza l’inciso. Ma ragionando in questo modo verrebbe naturale allora inserirne un’altra anche dopo le caporali, per separare dialogo e narrato:

Dove inserire dunque la virgola? All’esterno o all’interno delle caporali? Io preferisco lasciarla all’esterno.

Trovo inutile inserire una doppia punteggiatura in un dialogo: mi riferisco alla presenza di un punto esclamativo all’interno delle caporali, per esempio, o anche di un punto normale: alcuni tendono a inserire un altro punto anche dopo la chiusura delle caporali.

E il punto andrà esterno o interno alle caporali? Anche qui ho visto diversi esempi e diverse opinioni.

Questo esempio è semplice. Le frasi pronunciate dalla donna sono due e separate. Il narrato in mezzo è una guida per il lettore, esprime l’azione e le emozioni del personaggio. Le tre frasi sono tutte chiuse dai rispettivi punti.

«Avevate promesso di non partire!», urlò la donna. Poi aggiunse, piangendo: «E invece ve ne state andando!».

Qualcuno preferisce questa forma, perché il punto esclamativo chiude la frase dialogata mentre il punto semplice chiude la frase portante “Poi aggiunse, piangendo”.

Ho scritto insolita perché non la ritengo proprio non corretta. Il punto esterno vuole chiudere sia la frase portante sia la dialogata. Vediamo però questo nuovo esempio:

In questo caso si preferisce – perché si è obbligati – inserire il segno di interpunzione all’interno, perché è un punto esclamativo proprio del dialogo. Ritengo però che agire in questo modo non sia uniforme nella scrittura. Anche il punto semplice del primo esempio fa parte della frase dialogata e può chiudere allo stesso tempo anche la portante, perché le caporali, come abbiamo già visto, non costituiscono punteggiatura.

Come vi comportate in presenza dei dialoghi simili a quelli degli esempi? Quali sono i vostri metodi preferiti? Scrivete le vostre idee nei commenti.

Se avessi letto un commento così puntuale e straordinariamente chiaro sull’uso della punteggiatura nei dialoghi, anni fa, mi sarei risparmiato parecchie arrabbiature, vista la assenza quasi totale di regole. Come dicevi, ogni editore rispetta le proprie, e il paradosso è che persino sull’uso di alcuni accenti le regole vengo fatte scricchiolare da usi disinvolti della grammatica, della sintassi, della fonetica.
Alcune parole come per esempio, “caffè” si trovano con entrambi gli accenti a seconda dell’editore, ma questa è un’altra storia.
Ancora complimenti, Pennablu. Davvero un articolo perfetto!

Posso capire la punteggiatura sui dialoghi, ma gli accenti sono quelli e secondo me dovrebbe imporsi l’autore se l’editore sbaglia.

Non so Daniele, ciao.
Anch’io mi ero convinto a rispettare le tue prime osservazioni.
Nel contempo però, ero scettico circa questo operare.
Già, credo che questa sia il classico “punto (un ponte, nda ) su cui cade l’asino”, come chissà quante altre regolette sulla scrittura di un racconto/romanzo.
Insomma gli editor applicano le loronorme che fanno legge, punto.
E poi uno scritttore vero (non io, nda ) è in difficoltà, no?

Secondo me l’importante è scrivere bene in italiano. Sulle regole di impaginazione si sorvola, quelle vengono decise dalla casa editrice. Quindi anche la punteggiatura: alcuni editori usano i trattini, altri le virgolette, altri le caporali.

Grande articolo, come sempre.
Ottimo “specchietto” riassuntivo, sicuramente mi tornerà utile.
Ma davvero la casa editrice poi si piglia la briga di cambiare le cose?

L’ho già detto mille volte: l’editing snatura l’arte.
Non c’è altro da aggiungere, ognuno dovrebbe fare come gli pare, vorrei proprio vedere se un editor avesse provato a toccare i dialoghi nei Promessi Sposi o in altri grandi classici.

Nei libri sono riportate delle regole di grammatica ben chiare, poi chi vuole seguirle lo faccia, chi non vuole è libero di fare quel che vuole.

1) I simboli “” racchiudono i pensieri, i simboli «» racchiudono i dialoghi, e le linee – – racchiudono i testi che i personaggi stanno leggendo, tipo ad esempio i messaggi sui monitor, sui telefonini, sui telegrafi e via discorrendo; però se i personaggi leggono ad alta voce non si usano le linee – -, bensì i simboli «»

4) In seguito ai punti esclamativi e interrogativi, dentro o fuori che siano, VA USATA PER FORZA la maiuscola. (Regola che si impara alle elementari)

«Partite così presto?» Chiese la donna.
Niente virgola dopo, non serve perché è implicita. Lettera maiuscola in “Chiese” perché prima c’è un punto interrogativo (e il punto interrogativo conta, accidenti!)

«Sono davvero sicuro che tu dica la verità»
«Nonostante le prove, sono davvero sicuro che tu dica la verità»
Niente punto, né dentro né fuori. Però la virgola nel mezzo ci sta.

«Sono davvero sicuro» disse il commissario «che tu dica la verità»
Nonostante le prove» disse il commissario «sono davvero sicuro che tu dica la verità»
Niente virgole, nè punti, perché come al solito sono impliciti!

«Avevate promesso di non partire!» Urlò la donna «e invece ve ne state andando!»
Niente punto dopo “Partire!»”, poi “Urlò” va maiuscolo perché prima c’è il punto esclamativo, inoltre non ci vuole il punto dopo “donna” e infine il secondo virgolettato inizia con la minuscola.

«Partite così presto?» Chiese la donna; poi aggiunse: «addio, dunque»
Niente virgola dopo “presto?»”, poi “Chiese” vuole la maiuscola perché prima c’è il punto interrogativo. Inoltre, dopo “donna” ci vuole il punto e virgola e non il punto, perché “Chiese la donna” e “poi aggiunse” sono coordinate (questa è una regola che si impara alle elementari…). Nel secondo virgolettato, “addio” vuole la minuscola, perché è preceduto dai due punti (altra regola da elementari), e infine, dopo “dunque»” non ci vuole il punto perché implicito.

usando la maiuscola, significa che con “Urlò” inizia un’altra frase, mentre non è così. Crei un distacco con quella maiuscola, ecco perché io dopo le caporali inserisco una virgola.

Lo so, però le regole grammaticali sono quelle. Dopo l’interrogativo e l’esclamativo la maiuscola è obbligatoria, sempre e comunque. Beh, è anche vero che oggi il linguaggio sta cambiando, e le regole sono meno rigide.

Comunque, quando dici che inizia un’altra frase, è vero. Infatti il dialogo non deve per forza essere una frase singola (o proposizione), basta che sia un periodo.

A livello di scorrevolezza, io mi trovavo bene anche a leggere i tuoi racconti, per cui alla fine mi ritrovo a concludere che le regole non sono poi così importanti.
E questo è un altro punto a sfavore degli editor.

Sono perfettamente daccordo, quando il discorso prosegue, anche dopo il punto. o. va la lettere minuscola. La frase sopra descritta va posta così: “Avevate promesso di non partire!”, urlò la donna.
Anch’io prima sbagliavo, nel mio romanzo, la correzione mi è stata fatta da un prof. dell’università di Bo.

Credevo che questo Post mi chiarisse dei dubbi, ma leggendo i commenti che ne sono seguiti, rendono ancora più impervia la strada che vorrei intraprendere per la correzione di una cosa che ho scritto.
Comunque, gli spunti sono tutti molto interessanti e la prima cosa che farò, sarà quella di riprendere il mio vecchio libro di grammatica, confrontare tutte le indicazioni e, sulla base di questo modulare uno “stile”.
Sempre interessanti i tuoi post Daniele, grazie!

Io direi:
“Ciao!” Disse Jack. “Ti andrebbe un drink?”
Se esiste un esclamativo, interrogativo o i tre puntini, all’interno del discorso, quello vale come punto fermo: non ho bisogno di aggiungerne altri, no?
Cosí mi stanno scolarizzando in termini di discorso diretto, comprese le maiuscole come nel caso di ‘disse’.
Naturalmente è una mia opinione ma mi ci trovo benissimo!
Ciao Daniele!

In un discorso diretto dopo il punto “!” o quello “?” o dopo i puntini “…” segue la lettera maiuscola come dopo il punto. Vi sono delle eccezioni, ma sono rare e non credo servano a uno scrittore di media levatura. Volevo soltanto farti un appunto. Hai messo “Ciao!” tra le virgolette e col punto esclamativo. Fin qui nulla di male, ma poi non spieghi quel punto esclamativo. Se significa gioia, rabbia, tristezza o altro sentimento. Questo è un errore. Se nel dialogo con le parole si esprime uno stato d’animo del personaggio, questo si deve spiegare al lettore ogni volta che succede. Spero di esserti stato utile. Un saluto.

Ho dimenticato di farti notare un altro errore. Lo aggiungo qui. Nel discorso diretto, dopo le virgolette ” ” non si mette mai la lettera maiuscola. Tu hai scritto “Ciao” Disse, questo “Disse” è sbagliato, si doveva scrivere così: “Ciao!” disse. Si scrive piccolo perché “disse” viene non dopo il punto esclamativo “!”, ma dopo le virgolette. Notalo bene: “Ciao!” disse. Come vedi prima c’è il punto esclamativo, dopo vengono le virgolette e dopo queste la parola”disse”. Ti saluto.

Quel “Ciao” del dialogo è come se fosse un inciso. Se metti “Disse” al maiuscolo, stai iniziando una nuova frase e si crea troppo stacco. Mai visto questo modo di scrivere dialoghi.

Ciao Daniele. Il mio voleva essere solo un appunto sulla punteggiatura, niente a che vedere con i contenuti, naturalmente.
A presto!

Se cercate in internet troverete anche la variante che vi ho portato. Per alcuni, addirittura, sarebbe la piú corretta. Ma fondamentale, come leggevo sopra, è la coerenza di un testo. Il modo in cui intendi ‘battezzarne’ l’uso dall’inizio alla fine.
Ps. Mi informo su un esempio letterario con queste caratteristiche, o una casa editrice che adotta questo sistema.
Ciao!

Pps. Nel caso nel discorso non ci siano punti fermi, naturalmente, la frase che segue comincerá con una minuscola.

Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi pratica attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in materiale sintetico o in tela). Lascia i piedi a bagno nell'acqua calda per quindici minuti poi asciuga bene quindi fai o fatti (se sei pi fortunatao) fare un massaggio usando un cucchiaio di olio di mandorle in cui avrai puntini neri nelle feci del neonato 3 gocce di olio essenziale di lavanda.

Il rimedio pi semplice quello di cospargere con polvere di bicarbonato calze e scarpe e lasciare agire per tutta la notte rimuovendo poi al mattino tutta la polvere. Con il bicarbonato puoi preparare una polvere profumata per i piedi da usare come fosse borotalco: unisci un cucchiaio di amido di mais (maizena) con un cucchiaio di puntini neri nelle feci del neonato in polvere e mescola accuratamente, aggiungi tre gocce dell'olio essenziale che preferisci (salvia, liquidi, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti, non solo assorbe gli odori ma puntini neri nelle feci del neonato l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature.

Il bicarbonato di sodio perticolarmente efficace per combattere il cattivo odore dei piedi e delle scarpe, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti. Un bagno con bicarbonato molto efficace per la cura delle mani e delle unghie.

Parti massaggiando dalle estremit e risali verso il polpaccio mentre il massaggio sulla pianta del piede utile per stimolare la circolazione. Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi pratica attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in materiale sintetico o in tela). Ecco come fare la manicure completa: metti due cucchiai (circa 50 grammi) di bicarbonato in un litro di acqua tiepida e mescola fino a che si scioglie, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature.

Lascia i piedi puntini neri nelle feci del neonato bagno nell'acqua calda per quindici minuti poi asciuga bene quindi fai o fatti (se sei pi fortunatao) fare un massaggio usando un cucchiaio di olio di mandorle in cui avrai sciolto 3 gocce di olio essenziale di lavanda. Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi pratica attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in materiale sintetico o in tela).

Sciolto nell'acqua calda del pediluvio il bicarbonato dona una sensazione di benessere a piedi e gambe inoltre per rimuove le callosit e la pelle morta ormai imspessita puoi usare una pasta fatta con acqua e bicarbonato (tre quarti di bicarbonato e una di acqua) questo favorisce la rimozone delle cellule morte e rende la cute morbida.

Il rimedio pi semplice quello di cospargere con polvere di bicarbonato calze e scarpe e lasciare agire per tutta la notte rimuovendo poi al mattino tutta la polvere.