Spremere o no i punti neri

Quando i piedi sono particolarmente affaticati e gonfi il pediluvio ancora pi efficace se nell'acqua calda si scioglie oltre al bicarbonato (due cucchiai per ogni litro di acqua) anche del sale marino ( un cucchiaio ogni litro).

Parti massaggiando dalle estremit e risali verso il polpaccio mentre il massaggio sulla pianta del piede utile per stimolare la circolazione.

Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi spremere o no i punti neri attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in spremere o no i punti neri sintetico o in tela). Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi pratica attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in materiale sintetico o in tela). Con il bicarbonato puoi preparare una polvere profumata per i piedi da usare come fosse borotalco: unisci un cucchiaio di amido di mais (maizena) con un cucchiaio di bicarbonato in polvere e mescola accuratamente, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti, liquidi, liquidi.

Si rende particolarmente utile d'estate oppure per chi pratica attivit sportiva (il bicarbonato pi adatto per le scarpe in materiale sintetico o in tela). Ecco come fare la manicure completa: metti due cucchiai (circa 50 grammi) di bicarbonato in un litro di acqua tiepida e mescola fino a che si scioglie, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature.

ACNE, una lunga storia di nomi e definizioni sbagliate o fuorvianti

Che definire l’acne fosse un problema lo si è capito varie centinaia di anni fa, quando per un errore di trascrizione di un testo del medico greco Aezio di Amida il termine ἁκμή. cioè “acme”, efflorescenza, è diventato acne con la n.

Poi a confondere le cose è arrivato anche Kligman, scienziato curioso e geniale, uno dei grandi che hanno portato la dermatologia verso un approccio scientifico fondato sulle evidenze.

Una malattia così diffusa, con anche pesanti impatti sociali, di cui non si individuava una causa esatta, era una sfida.

Così cercando di individuare possibili meccanismi causali Kligman e altri hanno proposto un sequenza di acne indotte: Pomade acne, Acne detergicans, Acne cosmetica, Acne venenata ( che per qualche errore di trascrizione è diventata anche la quasicomica “venerata”), Acne meccanica, Acne aestivus e non so quante altre.

Che confusione. Così mentre si cominciano a definire più chiaramente i diversi contributi causali dell’acne (ereditarietà, disequilibri ormonali, processi infiammatori) varie eruzioni acneiformi, cioè simili all’acne, che hanno ben altre cause e sviluppi vengono definite con lo stesso nome ”acne”.

Da tempo il MeSH. il sistema di codifica che cerca di mettere ordine nelle librerie medicali e qualche limite alla sfrenata voglia dei ricercatori di dare un proprio nome a qualche nuova malattia o fenomeno inerente la salute, classifica l’acne (a chi piace il quasi-latino: “acne vulgaris”) tra le eruzioni acneiformi.

Come dire, ci sono tante eruzioni e reazioni della pelle simili all’acne ma solo una di queste è l’acne. Nel MeSH si distingue anche una “acne cheloide” associata alle follicoliti e la cloracne, l’intossicazione da diossine o idrocarburi alogenati.

Quindi l’acne cosmetica non esiste semplicemente perchè non è acne quello che vediamo quando la pelle reagisce ad un cosmetico.

La cosiddetta “acne cosmetica” è una eruzione acneiforme indotta dal contatto con cosmetici di soggetti che non soffrono di acne. Come tante eruzioni cutanee acneiformi, da quelle connesse con la sifilide o con l’allergia al nickel, non è stata trovata alcuna relazione diretta tra i suoi meccanismi causali e quelli dell’acne a parte l’eventuale interazione con processi infiammatori dell’infundibolo e annessi tipici dell’acne.
La affannosa ricerca di ingredienti cosmetici comedogenici o acneicogenici con quelle strampalate liste di ingredienti buoni e cattivi che ancora circolano su internet è una delle pagine più vergognose della ricerca dermatologica e cosmetologica.
Centinaia e centinaia di test su animali, insensati o con un razionale traballante, condotti senza metodo scientifico e alcuni test sull’uomo più recenti, per arrivare a concludere che:

  • Non è dimostrato che un ingrediente comedogenico sia anche acneicogenico.
  • Non è dimostrato un cosmetico che contiene un ingrediente classificato come comedogenico sia a sua volta comedogenico.
  • Cosmetici con ingredienti classificati come comedogenici o acneicogenici possono migliorare l’acne.

Da quando si è compreso quanto fosse inconcludenti quelle ricerche il termine “acne cosmetica” è praticamente scomparso dalla letteratura scientifica.

Una ricerca su Pubmed fornisce solo 12 pubblicazioni, la maggioranza delle quali negli anni ’70-80 quando si cercava di trovare prove a supporto di questa ipotesi.

Al di là del nome corretto o fuorviante, che la si chiami “acne cosmetica” o eruzioni acneiformi indotte dai cosmetici, prima di buttare nella spazzatura ricerche e pubblicazioni è comunque necessario porsi la domanda :
I cosmetici possono causare o aggravare l’acne?
Se la è posta nel 2008 un ricercatore olandese tra i più impegnati nel produrre libri e ricerche sull’acne: AC.De Grot.

La sua conclusione :
“… l’acne cosmetica, si dimostra insufficientemente motivata clinicamente. Una relazione causale tra acne e prodotti cosmetici non è ben documentata. La validità di studi su animali e test di provocazione umana non è stata dimostrata.
Una seconda forma dove i prodotti cosmetici provocano follicolite ed irritazione comportando un peggioramento dell’acne è sufficientemente dimostrata a livello clinico o sperimentale.”

Esiste ed è evidente una possibile relazione causale tra alcuni cosmetici e le eruzioni acneiformi di alcuni soggetti ma tutto va valutato alla luce della singola reazione di ciascun consumatore nei confronti di un prodotto finito, non di una singola sostanza chimica o ingrediente. Ad una simile conclusione era giunto anche l’ American Academy of Dermatology invitational symposium on comedogenicity del 1989.

Visto che chiamarla acne anziché eruzione acneiforme è più facile, sarà comunque difficile far sparire dal dizionario medico l’acne cosmetica e questo non sarebbe un grande problema se almeno il mito che i cosmetici causano o aggravano l’acne venisse sfatato o ridimensionato.
Come mito, la credenza che i cosmetici o i loro ingredienti, in modo generalizzato, possano causare o aggravare l’acne è radicato quasi quanto quello del cioccolato che la farebbe venire o del sole che la farebbe andare via.
Una indagine sull’acne in età adulta evidenzia che quasi un 20% delle intervistate era convinta che l’acne fosse semplicemente un problema cosmetico.

Al contrario varie ricerche hanno evidenziato che l’utilizzo dei cosmetici può essere benefico.

Lo stesso Kligman 10 anni dopo il simposio dell’AAD e dopo qualche centinaio di orecchie di coniglio propose di rivedere il concetto di acne cosmetica, verificando che cosmetici basati sul petrolato, uno degli ingredienti più colpevolizzati, non solo non erano comedogenici, ma portavano addirittura benefici su pelli acneiche.
Petrolalum is not comedogenic in rabbits or humans: A critical reappraisal of the rabbit ear assay and the concept of “acne cosmetica”. ALBERT M. KLIGMAN

La forma cosmetica più colpevolizzata in caso di acne è il make-up. Da una parte si vorrebbero coprire o mascherare i segni dell’acne, dall’altra circola la convinzione che il make-up la aggravi. In effetti le reazioni acneiformi al makeup sono più frequenti di quanto appaia.
Ricordo un episodio, vari anni fa, dove durante il concorso di Miss Italia ci furono moltissime reazioni al trucco, dovute probabilmente alla interazione tra make-up, sudore, stress e luci di scena. Gli stessi prodotti in migliaia di pezzi sul mercato non avevano dato reazioni.
Anche sul make-up e sull’utilizzo di cosmetici skin care varie ricerche hanno evidenziato molti potenziali benefici su pelli acneiche.
La stessa comedogenicità di polveri metalliche come quelle dei pigmenti del make-up o dei filtri solari metallici, pur avendo un certo razionale, una particella solida che si infila nell’alveo pilifero può comportarsi come un centro di nucleazione del comedone, non è dimostrata.

I meccanismi per cui un cosmetico può indurre eruzioni acneiformi o aggravare i segni dell’acne sono complessi.
Tra l’altro alcune manifestazioni di eruzioni acneiformi indotte sono antitetiche con il quadro dell’acne, normalmente caratterizzata da ipercheratosi dell’infundibolo, seborrea ed iperplasia delle ghiandole sebacee.
Alcune reazioni acneiformi indotte sono dovute a risposte infiammatorie locali o alla distruzione o accelerazione nella dissoluzione delle ghiandole sebacee senza che venga indotta alcuna iperplasia delle ghiandole sebacee.

Una eventuale azione proliferativa o antiproliferativa del cosmetico non ha conferme scientifiche di effetti sulla ipercheratosi dell’infundibolo nonostante siano provate eruzioni acneiformi conseguenti alla somministrazione di inibitori dell’Epidermal grow factor.

L’azione cosmetica sulla distribuzione di acidi grassi che attribuisce all’acido oleico ed all’acido stearico un effetto comedogenico ed agli acidi polinsaturi un effetto antiproliferativo ed anti-infiammatorio è supportata solo dalla aneddotica.

Concludendo, al di là del titolo provocatorio:

Ipercheratosi, seborrea, iperplasia delle ghiandole sebacee e processi infiammatori del infundibolo pilosebaceo collegati alle eruzioni acneiformi sono regolati da equilibri complessi.
Non c’è alcuna evidenza sul fatto che i cosmetici possano causare l’acne, ma sono possibili eruzioni acneiformi in individui non acneici a seguito della applicazione di alcuni cosmetici.
I possibili nessi causali tra cosmetico e eruzioni acneiformi si riconducono per lo più a reazioni infiammatorie del follicolo pilosebaceo o a reazioni allergiche.
Le reazioni cutanee indotte dai cosmetici possono aggravare i segni di un’acne pre-esistente.
Le eruzioni acneiformi indotte, sono simili a quelle dell’acne. Ma non sono propriamente acne.
Alcune eruzioni acneiformi indotte dal cosmetico possono avere come concausa l’esposizione ai raggi UV.

Vista la ambiguità del concetto di comedogenicità e quanto sia controversa la sua verifica scientifica, in un cosmetico a fronte di problematiche di questo genere mi rassicurerebbe di più il claim:”testato su pelli sensibili” del claim: “non comedogenico”.
Nella maggioranza dei casi è sufficiente che il cosmetico non induca irritazione o infiammazione per non indurre reazioni acneiformi o per non aggravare quelle presenti.

Alcune eruzioni acneiformi indotte dall’applicazione del cosmetico possono essere manifestazione di una reazione allergica e di queste la più diffusa è quella al nickel.

pubblicato 24 luglio 2015

L’acne è una malattia, le informazioni ed opinioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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    Con il bicarbonato puoi preparare una polvere profumata per i piedi da usare come fosse borotalco: unisci http://hatterasislandhorsebackriding.com/blog/cisti-enormi/eliminare-sebo-dal-viso.php cucchiaio di amido di mais (maizena) con un cucchiaio di bicarbonato in polvere e mescola accuratamente, menta, eccetera) e amalgama bene, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature, menta.

    Meglio non usare il bicarbonato nelle scarpe di cuoio perch assorbendo l'umidit rischia di spremere o no i punti neri seccare e indurire in alternativa si pu mettere il bicarbonato direttamente in una calza la sera annodandola e infilandola nella scarpa spremere o no i punti neri poi lasciarvela tutta la notte.

    Il bicarbonato di sodio perticolarmente efficace per combattere il cattivo odore dei piedi e delle scarpe, temperature. Lascia i piedi a bagno nell'acqua calda per quindici minuti poi asciuga bene quindi fai o fatti (se sei pi fortunatao) fare un massaggio usando un cucchiaio di olio di mandorle in cui avrai sciolto 3 gocce di olio essenziale spremere o no i punti neri lavanda.

    Le mani sono la parte del corpo pi esposta agli effetti degli agenti ambientali e alle conseguenze delle varie attivit lavorative come pressioni, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature, lavanda, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti, immergi quindi le mani nell'acqua e lasciale per dieci minuti, lavanda.

    Il bicarbonato di sodio perticolarmente efficace per combattere il cattivo odore dei piedi e delle scarpe, non solo assorbe gli odori ma anche l'umidit rinfrescando le estremit e le calzature. Un bagno con bicarbonato molto efficace per la cura delle mani e delle unghie.

    Parti massaggiando dalle estremit e risali verso il polpaccio mentre il massaggio sulla pianta del piede utile per stimolare la circolazione. Parti massaggiando dalle estremit e risali verso il polpaccio mentre il massaggio sulla pianta del piede utile per stimolare la circolazione? Sciolto nell'acqua calda del pediluvio il bicarbonato dona una sensazione di benessere a piedi e gambe inoltre per rimuove le callosit e la pelle morta ormai imspessita puoi usare una pasta fatta con acqua e bicarbonato (tre quarti di bicarbonato e una di acqua) questo favorisce la rimozone delle cellule morte e rende la cute morbida.

    Meglio non usare il bicarbonato nelle scarpe di cuoio perch assorbendo l'umidit rischia di farle seccare e indurire in alternativa si pu mettere il bicarbonato direttamente in una calza la sera annodandola e infilandola nella scarpa per poi lasciarvela tutta la notte.

    Lascia i piedi a bagno nell'acqua calda per quindici minuti poi asciuga bene quindi fai o fatti (se sei pi fortunatao) fare un massaggio usando un cucchiaio di olio di mandorle spremere o no i punti neri cui avrai sciolto 3 gocce di olio essenziale di lavanda. Quando i piedi sono particolarmente affaticati e gonfi il pediluvio ancora crema esfoliante viso efficace se nell'acqua calda si scioglie oltre al bicarbonato (due cucchiai per ogni litro di acqua) anche del sale marino ( un cucchiaio ogni litro).